Piscine, stretta dopo gli incidenti: «Chi non è in regola, chiude». Dall’Unpisi l’appello sulla sicurezza

Dall’8 agosto è in vigore la norma che impone nuove misure contro il rischio di aspirazione nelle vasche e prevede la chiusura immediata degli impianti non conformi. Il segretario nazionale Savino Lamarca e il segretario regionale Domenico Di Gennaro di Unpisi, entrambi coratini, richiamano gestori e responsabili alla prevenzione
Una bambina di 11 anni morta dopo essere rimasta intrappolata con i capelli nel sistema di aspirazione di una piscina a Sestri Levante. Un’altra, di 7 anni, salvata nel Trevigiano dopo che una gamba era rimasta bloccata dalla pompa di ricircolo della vasca.
Sono alcuni degli episodi che nelle ultime settimane hanno riportato drammaticamente l’attenzione sui rischi legati ai sistemi di aspirazione delle piscine, soprattutto quando a essere coinvolti sono i più piccoli. Ora su questo fronte interviene anche una nuova disposizione nazionale, entrata in vigore l’8 agosto, che introduce uno specifico obbligo di sicurezza e prevede, in caso di violazione, la chiusura immediata dell’impianto fino all’adeguamento.
A richiamare l’attenzione di gestori e cittadini sulle nuove regole è Unpisi, associazione tecnico scientifica dei Tecnici della Prevenzione, attraverso il segretario nazionale Savino Lamarca e il segretario regionale Domenico Di Gennaro, entrambi di Corato. Le disposizioni sono contenute nella legge 4 agosto 2026, n. 142, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 7 agosto ed entrata in vigore il giorno successivo. La legge ha convertito, con modificazioni, il decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108. Tra le novità figura l’articolo 4-bis, espressamente dedicato alle «Misure per la sicurezza nelle piscine».
Cosa cambia con la nuova norma: la violazione comporta la chiusura immediata
La norma riguarda le piscine pubbliche e quelle private destinate a un’utenza pubblica, comprese le strutture ad uso collettivo. Rientrano quindi nel campo di applicazione anche le piscine a servizio, tra le altre, di alberghi, bed and breakfast, agriturismi, impianti sportivi, Rsa, centri estetici e pubblici esercizi. Il punto centrale riguarda i sistemi di ricircolo e depurazione dell’acqua e, in particolare, le prese di aspirazione: griglie di fondo, bocchettoni e altri dispositivi immersi devono garantire condizioni di sicurezza tali da impedire fenomeni vorticosi di aspirazione con «effetto ventosa» nei confronti di qualsiasi parte del corpo dei bagnanti.
In caso di violazione, la nuova disposizione prevede la chiusura immediata dell’impianto fino all’adempimento degli obblighi di sicurezza. Restano inoltre ferme le responsabilità e gli ulteriori obblighi già previsti dalla normativa vigente in materia di gestione, manutenzione e sicurezza degli impianti natatori. In Puglia il settore è disciplinato anche dalla legge regionale 35 del 2008. La misura ha carattere urgente e interviene nelle more di una revisione più ampia e organica della disciplina delle piscine. Il cosiddetto DDL Piscine, destinato a riordinare complessivamente il settore, è infatti ancora fermo nelle commissioni parlamentari. Alla definizione della futura disciplina Unpisi ha fornito il proprio contributo tecnico e giuridico.
L’invito ai gestori: verificare gli impianti
Da qui il richiamo dell’associazione ai responsabili delle strutture: non limitarsi a prendere atto della nuova disposizione, ma procedere tempestivamente alla verifica concreta delle condizioni degli impianti, concentrando l’attenzione proprio sulle griglie di fondo, sui bocchettoni e sugli altri dispositivi di aspirazione. Secondo Unpisi, gli esiti delle verifiche dovrebbero essere formalizzati in una specifica relazione tecnica, redatta da un professionista abilitato o specializzato e conservata a disposizione degli organi di vigilanza, tra cui Asl e altri enti competenti.
Il rischio di intrappolamento dovrebbe inoltre essere considerato nell’ambito del piano di autocontrollo previsto dall’articolo 24 della legge regionale 35 del 2008, lo strumento finalizzato a garantire nel tempo il rispetto delle condizioni di idoneità igienico-ambientale, strutturale e gestionale della piscina. La verifica preventiva, sottolinea l’associazione, consente ai gestori non soltanto di individuare eventuali criticità, ma anche di programmare per tempo gli interventi tecnici necessari al ripristino delle condizioni di sicurezza, evitando che un’anomalia dell’impianto possa trasformarsi in un incidente dalle conseguenze anche gravissime, soprattutto per i bambini.
L’iniziativa assume un peso particolare anche per il ruolo svolto dai professionisti rappresentati da Unpisi. I Tecnici della Prevenzione operano infatti nei servizi ispettivi degli enti pubblici, tra cui Asl, Arpa, Ispettorato nazionale del lavoro e Ministero della Salute, oltre che come professionisti privati a supporto dei gestori nelle attività di verifica, prevenzione e adeguamento. L’obiettivo è intervenire sulle eventuali criticità prima che possano trasformarsi in un incidente, ricorrendo, quando necessario, a professionisti qualificati per le verifiche tecniche e per gli interventi di adeguamento.
«L’entrata in vigore di questa disposizione rappresenta un importante passo avanti nella tutela della sicurezza dei bagnanti, in attesa della revisione organica della disciplina di settore alla quale l’Unpisi ha fornito il proprio contributo tecnico-giuridico» affermano Lamarca e Di Gennaro. «Il rischio legato ai sistemi di aspirazione delle piscine non può essere sottovalutato: si tratta di un rischio concreto, che deve essere affrontato tempestivamente attraverso una corretta progettazione, manutenzione e gestione degli impianti. Come Unpisi riteniamo fondamentale che i gestori si adoperino tempestivamente per garantire che l’attività natatoria si svolga nel rispetto delle esigenze di sicurezza e sorveglianza».
Per i due rappresentanti dell’associazione il punto, però, va oltre il semplice adempimento formale. «Il nostro obiettivo non è soltanto quello di richiamare l’attenzione sull’adempimento di un obbligo normativo, ma anche di promuovere una vera cultura della prevenzione. Proprio per questo l’Unpisi continuerà a collaborare con le istituzioni e con gli addetti ai lavori per sostenere l’applicazione di buone pratiche e per favorire l’armonizzazione delle regole in vista della riforma complessiva del settore». Una cultura della prevenzione che Lamarca e Di Gennaro sintetizzano in un principio netto: «La sicurezza non deve essere verificata dopo un incidente. Deve essere garantita prima che l’incidente possa accadere».
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